ArteMedica n.30

N30_AnteprimaTorniamo sul terribile tema del mercato degli organi per trapianti di cui sono principali vittime i Falun Gong in Cina. Non abbiamo il diritto di non voler vedere il male, anche quello che non ci tocca direttamente. È come una legge che vale per tutti, perché è universale. Opporre resistenza sviluppa forze; girarsi per non vedere ci fa diventare dei deboli. Resistere vuol dire affrontare difficoltà, senza questa lotta non c’è crescita. Nell’articolo “Il compito dell’uomo” abbiamo tentato di affrontare l’origine del male, ma è un’impresa immane. Un supporto dei nostri lettori sarebbe auspicabile!

Il dottor Soresi, intervistato da Bruno Lanata, racconta dell’incontro con alcuni medici antroposofi e in particolare col dott. Sergio Maria Francardo il quale gli chiese allora, negli anni Settanta, di poterlo accompagnare nelle visite ai pazienti del reparto in cui lavorava. Francardo lo accompagnò per ben tre mesi nel giro dei malati e nella raccolta delle analisi.
Egli osservava molto e a volte forniva al collega indicazioni in base alla medicina antroposofica;  ma dopo 3 mesi preferì abbandonare dicendo che il suo era un percorso troppo diverso da quello allopatico. Fra i due è rimasta stima e una buona amicizia. Soresi è critico nei confronti della medicina allopatica per l’eccessivo tempo dedicato alla registrazione di dati di ogni sorta e alla elaborazione di statistiche, trascurando così un autentico rapporto col paziente. Al contempo, rimprovera ai medici antroposofi di non saper usare medicinali come gli antibiotici, il cortisone ecc. Soresi è abituato ad usare il vischio nella cura del cancro, poiché è un rimedio della medicina antroposofica conosciuto e apprezzato anche da non pochi medici allopatici. Il dott. Soresi augura che ci siano maggiori scambi fra medici allopatici e medici antroposofi, ne potrebbe nascere un reciproco arricchimento.
In questa prima parte dell’articolo sulla singolarità Russia, Alexander Rahr esprime la sua delusione per la mancata lungimiranza dell’Unione europea, nel non aver colto l’occasione di stringere un’alleanza strategica con la Russia subito dopo la caduta dell’Unione Sovietica; caduta prevista da nessuno, nemmeno dai numerosi cremlinologhi di oltre 20 anni fa. Rahr dice di non vedere di buon occhio l’aspetto religioso del nazionalismo russo, e con ciò non intende la religiosità del popolo russo, ma teme una pericolosa commistione fra politica e religione che andrebbe a scapito di entrambe.
L’Occidente non sembra proprio capire quanto la Russia sia della massima importanza per  ’Europa, ma è anche vero che la Russia è imprevedibile nelle sue cadute come nelle sue riprese.

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